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Barbi Green, l’erba sintetica posata a mano da Ghemme

Tutto nasce nel 2003 a bordo di un campo da calcio a Romagnano. Oggi Barbi Green installa prati sintetici per case, ville e aree pubbliche, e insegna la posa in tutta Italia. A Stuzzicaziende la raccontano Marco e Davide Barbi.

3 min di lettura Dalla puntata di Stuzzicaziende del 14 dicembre 2025

Sito di Barbi Green
Barbi Green nella puntata di Stuzzicaziende

Barbi Green (sui social Barbi Green Official) è un’azienda di Ghemme, in provincia di Novara, che installa manti erbosi artificiali per il pubblico e per il privato. In Via Papa Giovanni XXIII c’è lo showroom, dove si possono vedere tutti i prodotti e farsi spiegare un mercato, dicono, «un po’ innovativo, se vogliamo».

Ai microfoni di Stuzzicaziende, con David Deluxe, ci sono il fondatore Marco e il figlio Davide. In azienda lavorano anche la figlia Veronica, che si trova quasi sempre nello showroom, e Teo, il loro collaboratore.

L’artigianalità, proprio sì: noi dobbiamo usare le mani per forza.

— Marco Barbi

Un campo da calcio a Romagnano

«La colpa è di Davide», scherza Marco. Era il 2003 e Davide giocava nelle giovanili di calcio a Romagnano: è lì che Marco vede posare per la prima volta l’erba sintetica. Va a curiosare, vuole capire che mondo sia, e quella cosa, racconta, gli entra dentro. Erano anni di crisi, a cavallo dell’arrivo dell’euro, e non era chiaro che cosa fare.

Allora l’erba sintetica era quasi solo una cosa da campi sportivi. Marco ha l’idea di portarla altrove: nelle case, nelle ville, nelle aree comunali. I materiali di una volta, ricorda, erano durissimi, derivati da quelli sportivi; oggi l’evoluzione è enorme. I fili sono più fitti e tornano su dopo essere stati calpestati, i colori sono cambiati, e sono cambiati anche gli intasi.

In questi anni Barbi Green ha studiato e selezionato i materiali per ogni uso: un parco giochi o una scuola, dove si cammina molto, chiedono un prodotto diverso da un angolo di giardino dove non passa nessuno. Scegliere il materiale giusto per ogni esigenza è il loro mestiere. E la posa si fa a mano: tanto che sono i fornitori a chiedere a Marco di tenere corsi di posa in giro per l’Italia, dalla Puglia alla Sicilia a Chieti, partendo dai fondi, dalle colle e dal tipo di erba da usare.

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Che cos’è un intaso, e perché la posa conta

Davide spiega che nell’ultimo decennio i filati sono cambiati molto. Spesso ci si concentra solo sull’altezza del filo, 30, 40 o 50 millimetri, ma quello che conta è un’installazione fatta bene: sottofondi, lavorazioni, tagli, giunture e intasi.

L’intaso è un materiale, inerte o granulato, che si distribuisce sopra il manto sintetico e dà resilienza al filo, come le radici che tengono dritta una pianta. Anche qui le cose stanno cambiando: i granuli di gomma dei vecchi campi, come quello di Romagnano, stanno lasciando il posto a intasi organici, a basso impatto ambientale.

I materiali che usano sono certificati, e conta anche la posa: sbagliare l’installazione di un prato sintetico, spiega Davide, non è come sbagliare con un prato naturale, dove c’è un margine per correggere. Per questo va fatta in modo regolare dall’inizio alla fine.

Tempo, acqua e manutenzione

Perché sceglierlo? Il primo motivo è il tempo. Marco racconta di quando, finita la giornata di lavoro e andato a prendere i figli dagli allenamenti, si ritrovava a tagliare l’erba di notte prima di un compleanno. Con un prato sintetico il verde c’è tutto l’anno, non si taglia e non si bagna, e si può lasciare casa per settimane trovando il giardino come lo si era lasciato. Tanti clienti, racconta, poi li chiamano anche per la casa al mare o in montagna.

Davide aggiunge il verde urbano: tagliare l’erba di una rotonda o di uno spartitraffico può far schizzare sassi contro auto e vetrine, mentre il sintetico richiede una manutenzione minima. E sostiene che, sull’intero ciclo di vita, un prato sintetico emetta meno CO2 di uno naturale, se si contano tagli, irrigazione, prodotti, mezzi e carburanti necessari a mantenerlo. Non per questo, precisa, va messo dappertutto.

Un’oasi felice per lavorare

Per il futuro Barbi Green punta sullo studio continuo, dei metodi di posa e dei materiali, e su collaboratori che portino valore all’impresa: cerca soprattutto giovani che vogliano entrare in un lavoro nuovo.

A chi fa impresa in zona Marco lascia un consiglio che è quasi una dichiarazione d’amore per il territorio: un’«oasi felice», vicina a Milano, Torino, Varese e agli aeroporti, con il Monte Rosa, le piste da sci, i laghi, il buon cibo e il vino di Gattinara. Gli uffici sono a 500 metri dall’uscita dell’autostrada.

Domande e risposte

Dove si trova Barbi Green?

A Ghemme, in provincia di Novara, in Via Papa Giovanni XXIII 33, dove c’è lo showroom con tutti i campioni di erba sintetica.

Che cos’è l’intaso di un prato sintetico?

È un materiale, inerte o granulato, che si mette sopra il manto sintetico e dà resilienza al filo, come le radici per una pianta. Oggi si va verso intasi organici a basso impatto ambientale.

Il prato sintetico va bene anche dove giocano i bambini?

Sì, purché si scelga il materiale giusto: per parchi giochi e scuole, dove si cammina molto, servono prodotti diversi da quelli per un angolo poco frequentato. Barbi Green usa materiali certificati.

Barbi Green lavora solo in zona?

No. Lavora anche fuori zona, per esempio a Milano, e segue i clienti anche nelle case al mare o in montagna. Marco Barbi tiene inoltre corsi di posa in tutta Italia.

Testo scritto dalla redazione IMLAND il 24 ottobre 2026 a partire dalla puntata di Stuzzicaziende: le parole tra virgolette sono quelle dette in trasmissione.

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