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Ottica Zonco, mai smettere di guardare lontano: tre centri ottici e un optometrista che torna sui libri
Massimo Zonco ha due diplomi da optometrista, il secondo preso a quasi cinquant’anni, e tre centri ottici tra Valdilana, Borgosesia e Gattinara. A Istruzioni per l’uso spiega la differenza tra ottico, optometrista e oculista e le lenti che si mettono di notte; poi risponde alle domande degli ascoltatori su occhiali, cellulare e montature.
Ottica Zonco ha tre centri: il primo a Ponzone, in Valdilana, dove Massimo Zonco è nato e cresciuto; il secondo, Ottica Optimisti, a Borgosesia; il più recente a Gattinara, in Viale Roma. Massimo oggi vive a Roasio e Gattinara la frequenta da sempre nel tempo libero: gli piace perché è viva, dà l’idea di una città pur restando, dice, «un bellissimo paesone».
A Istruzioni per l’uso, il podcast di Alberto Colpo, racconta la sua strada. Le superiori a Pieve di Cadore, con le estati passate a lavorare in un centro ottico di Borgosesia, poi Milano e il diploma di optometrista. Molti anni dopo decide di rifare tutto da capo, perché macchine, protocolli e modi di pensare erano cambiati: altri tre anni di studio mentre lavorava e aveva già famiglia, con la tesi discussa a 47 o 48 anni. Dalla seconda volta, ammette, ha imparato di più.
Vedere bene è una cosa abbastanza semplice. Sentirsi bene con l’occhiale, quello è un po’ più difficile.
— Massimo Zonco, optometrista
Ottico, optometrista, oculista
Ancora oggi frequenta tanti corsi ogni anno, come quello appena fatto a Torino su una macchina che potrebbe rivoluzionare le lenti a contatto. E quando Alberto osserva che l’ottico di oggi non è solo un negozio di occhiali, Massimo conferma: la consulenza, la tecnica e gli strumenti sono ormai fondamentali.
Per capirsi, Massimo mette in fila le figure. L’oculista è un medico chirurgo specializzato: si occupa dei problemi dell’occhio, opera, prescrive farmaci e riabilitazioni. Accanto a lui lavora l’ortottista, che segue strabismi, riabilitazioni ed esami diagnostici. L’optometrista, come lui, misura la vista e si occupa di tutto quello che serve per vedere bene, che non vuol dire solo avere tanti decimi ma anche muovere bene gli occhi e mettere a fuoco. L’ottico, infine, traduce la prescrizione in un occhiale: sceglie, monta e centra le lenti. È un lavoro corale.
Secondo Massimo il cervello prende dagli occhi circa l’85% delle sue informazioni: per questo consiglia a tutti una visita dall’oculista ogni anno o al massimo ogni due, perché ci sono cose, come il fondo dell’occhio o il nervo ottico, che solo il medico può vedere.
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Le lenti che si mettono di notte
Una parte importante del lavoro sono le lenti a contatto, anche per casi complessi come dopo un trapianto di cornea o con il cheratocono. E poi le lenti notturne, che Ottica Zonco applica da una ventina d’anni: si mettono la sera, come un apparecchio per i denti, e al mattino si tolgono e si vede bene per tutto il giorno, a volte anche di più.
Funzionano, spiega, perché la cornea si lascia modellare appena, meno dello spessore di un capello, e basta questo a cambiare molto la visione. Correggono la miopia entro certi limiti, non tutti le possono usare, e secondo la sua esperienza sono tra i metodi più efficaci per rallentarne il peggioramento nei ragazzi. Sono sicure, purché trattate come un dispositivo medico, con i prodotti e la pulizia giusti.
Per lavorare così servono strumenti moderni, come il topografo corneale: se dovesse riavere indietro quello che ha investito in macchinari, scherza, sarebbe su Marte. Ma per lui prepararsi e aggiornarsi è il modo di fare bene il mestiere, ed è anche una passione.
Le domande degli ascoltatori
Massimo torna a Istruzioni per l’uso per rispondere alle domande arrivate dagli ascoltatori con messaggi ed email. La prima: come capisco che ho bisogno degli occhiali? Il primo controllo, dice, si può fare da soli: chiudere un occhio e poi l’altro, con la mano a coppa senza schiacciare l’occhio. Se i due occhi non vedono allo stesso modo serve, se non un occhiale, almeno un controllo. Poi ci sono i mal di testa, frontali o alle tempie, quelli che arrivano quando si comincia a leggere o dopo una giornata al computer. E se non si riescono a leggere due pagine di fila, si salta una riga o si rilegge tre volte la stessa frase, probabilmente un po’ di lavoro per l’ottico c’è. Non sempre però la soluzione è un occhiale: alcuni problemi si risolvono con altre specializzazioni e altre forme di allenamento.
Meglio fare la prova al mattino, quando si è riposati? Per Massimo non conta molto: l’occhio è fatto per compiti ben più grandi di quelli di tutti i giorni. La prova si può ripetere due o tre volte nella giornata, e se ogni volta un occhio vede meno dell’altro, l’ora non c’entra.
Stare troppo al cellulare rovina la vista? Sì, risponde, soprattutto se ci si sta tante ore da vicino e nella posizione sbagliata: testa storta, spalle non dritte, telefono troppo vicino. Nei suoi negozi lo vede tantissimo nei ragazzi, che passano dal tablet allo smartphone e poi allo studio, sempre da vicino, e prima o poi lo pagano, con cervicalgie, mal di testa improvvisi e in alcuni casi occhi che non guardano più nella stessa direzione. Il suo consiglio è «distanza, distanza, distanza» da quello che si guarda, la luminosità giusta e tante pause, ma pause vere: guardare lontano, non passare dal tablet al telefono.
Come si sceglie la montatura? Serve un piccolo contrasto con la forma del viso: viso tondo, montatura allungata; viso allungato, montatura tonda. Poi c’è il colore, che in negozio seguono le ragazze che hanno fatto corsi apposta, perché l’occhiale è anche un accessorio e può dare carattere. Sempre più persone vorrebbero più paia di occhiali, ma lo scoglio è il costo: una lente di qualità, che non spegne i colori e non deforma le immagini, ha un processo lungo. Massimo racconta di essere stato a vedere la produzione della Zeiss in Germania e di essere rimasto colpito: camere sterili e tecnici che entrano vestiti come chirurghi.
In chiusura annunciava per settembre l’arrivo di una tecnologia che in Italia, diceva, non ha quasi nessuno: un sistema che registra il viso, prende 18.000 punti e propone occhiali biometrici, fatti sulla misura di naso, orecchie e tempie, utile anche per i visi non simmetrici. L’intelligenza artificiale dà un’idea, ma per lui la scelta va sempre fatta insieme, con l’esperienza dell’ottico e il gusto di chi lo porterà. Le informazioni sono quelle date in trasmissione e non sostituiscono il parere del medico oculista.
Domande e risposte
Che differenza c’è tra ottico, optometrista e oculista?
Secondo Massimo Zonco l’oculista è il medico che cura e opera l’occhio; l’optometrista misura la vista e valuta come lavorano gli occhi; l’ottico realizza l’occhiale scegliendo, montando e centrando le lenti.
Come funzionano le lenti a contatto notturne?
Si mettono la sera e modellano leggermente la cornea: al mattino si tolgono e si vede bene durante il giorno. Correggono la miopia entro certi limiti e vanno usate come un dispositivo medico, con la pulizia giusta.
Ogni quanto andare dall’oculista?
Nella puntata Massimo consiglia una visita ogni anno, o al massimo ogni due.
Come capisco se ho bisogno degli occhiali?
Secondo Massimo Zonco il primo controllo si fa chiudendo un occhio e poi l’altro: se non si vede allo stesso modo, serve una visita. Altri segnali sono i mal di testa quando si legge o si sta al computer e la fatica a leggere due pagine di fila.
Stare troppo al cellulare rovina la vista?
Secondo Massimo sì, se si sta tante ore da vicino e in posizione scorretta, soprattutto per i ragazzi. Consiglia di tenere il telefono a distanza, con la luminosità giusta, e di fare pause guardando lontano.
Come si sceglie la montatura giusta per il viso?
Con un piccolo contrasto rispetto alla forma del viso: per un viso tondo una montatura allungata, per un viso allungato una montatura tonda. Poi si sceglie il colore adatto alla persona.
Dove si trovano i centri Ottica Zonco?
A Gattinara in Viale Roma 1, a Ponzone di Valdilana (BI) e a Borgosesia con Ottica Optimisti.
Testo scritto dalla redazione IMLAND il 24 ottobre 2026 a partire dalle puntate di Istruzioni per l’uso: le parole tra virgolette sono quelle dette in trasmissione.
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