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Studio Malama, l’osteopatia spiegata semplice: dai neonati alle mamme
Che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista? Quando portare un neonato dall’osteopata? A Istruzioni per l’uso Filippo Mangiaracina, osteopata dello Studio Malama di Gattinara, risponde alle domande di tutti i giorni su bambini, gravidanza e parto, e poi su mal di collo e mal di schiena.
Lo Studio Malama è a Gattinara, in Viale Roma, ed è uno studio in cui collaborano diverse figure sanitarie. Filippo Mangiaracina, osteopata, lo ha aperto insieme a una socia ostetrica. Ospite di Istruzioni per l’uso, il podcast di Alberto Colpo che dà risposte semplici alle domande di tutti i giorni, parte proprio da quella che si sente fare più spesso: che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista?
La differenza, spiega, è l’approccio. Con un dolore al ginocchio, il fisioterapista lavora sul ginocchio per riportarlo alla condizione di prima, anche con la riabilitazione, che non è competenza dell’osteopata. L’osteopata prima di tutto valuta se il paziente fa per lui: se ci sono campanelli d’allarme, le cosiddette «red flag», come una lesione dei legamenti, il paziente va dall’ortopedico. Esclusi quelli, cerca di capire anche perché è arrivato il dolore, che può avere una causa lontana, per esempio nella parte bassa della schiena.
Il nostro corpo è un’unica unità funzionale, non funziona gomito gomito, ginocchio ginocchio, schiena, a blocchi.
— Filippo Mangiaracina, osteopata
L’osteopatia pediatrica
Filippo ha un master in osteopatia pediatrica, che si rivolge ai bambini fino a circa 16 anni e che negli ultimi anni, racconta, si è diffusa molto. Secondo lui il motivo è che è una terapia manuale e non invasiva, che considera anche il neonato come un insieme, e può servire anche a prevenire problemi futuri: alcuni mal di testa degli adulti, sostiene, possono risalire a piccoli traumi del parto che non sono considerati patologie e quindi non vengono affrontati.
Per questo, alla domanda di Alberto, risponde che può avere senso portare il bambino a un controllo osteopatico anche poco dopo la nascita, e non solo quando c’è un problema. Tra i casi più comuni cita il reflusso dei primi tre mesi, quando la valvola tra esofago e stomaco è ancora in formazione e i bambini soffrono molto, e il piede piatto, che fino ai sei anni circa può essere passeggero: capirlo per tempo può evitare trattamenti inutili.
Tra i suoi compiti, aggiunge, c’è anche capire la gravità di un problema e, quando non è di sua competenza, indirizzare la famiglia dallo specialista giusto.
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Gravidanza, parto e dopo
In gravidanza le mamme possono avere dolori muscolari e articolari, a cominciare dal mal di schiena: si porta davanti un peso che prima non c’era. Filippo lavora soprattutto sul bacino e sulla parte dorsale della schiena, che sono le zone più rigide, sia per i dolori sia per arrivare al parto con un bacino più mobile e un travaglio, dice, un po’ più fisiologico.
Anche dopo il parto c’è un periodo di adattamento: allattare o cullare il bambino può dare dolori anche intensi. Spesso, racconta, le mamme arrivano per un dolore in gravidanza, poi scoprono la parte pediatrica e tornano anche dopo il parto, per sé e per il bambino.
E per il bambino il parto è un piccolo trauma: dal liquido caldo e tranquillo alle contrazioni che lo spingono fuori, con la testa che deve comprimersi per passare. Possono nascere problemi come una lesione del plesso brachiale, dove passano i nervi delle braccia, o un torcicollo: secondo Filippo, affrontati per tempo si migliora la vita del bambino.
Il dolore al collo
Nella seconda puntata si parla della «cervicale». Filippo corregge subito il modo di dire: la cervicale ce l’abbiamo tutti, è il tratto del collo; il dolore al collo si chiama cervicalgia, ed è tra i disturbi più diffusi. E quando Alberto tira in ballo la postura, Filippo risponde che la postura perfetta non esiste: la postura migliore è quando siamo sempre in movimento, e l’idea della postura da correggere per lui è un concetto un po’ superato.
Come sempre, prima bisogna escludere chi non è un paziente da osteopata, per esempio dopo un incidente: le «bandiere rosse» valgono sempre. Poi, siccome il corpo funziona come un’unica unità, il dolore al collo non viene per forza dal collo. Filippo fa l’esempio del nervo vago, che dalla base della testa scende fino all’addome e raggiunge i visceri: un commerciale sempre in viaggio, con clienti, pressione e fatturato, accumula stress, che può portare fatica a digerire o un principio di reflusso. Il nervo vago registra il disturbo e, nel riportare il messaggio al cervello, può creare tensione lungo il percorso, fino al collo. Spesso, racconta, i pazienti non sapevano nemmeno di avere un problema altrove.
Il trattamento parte da un’anamnesi, cioè le domande sul dolore e sulla storia della persona, e da alcuni test pratici. Poi Filippo spiega al paziente quello che ha visto, e si procede solo se il paziente è d’accordo. Non si tratta per forza il collo: a volte, per far passare il dolore cervicale, si lavora sulla zona dello stomaco. Per Filippo il rapporto con il paziente è una collaborazione: non basta il suo intervento e non basta lo stile di vita, servono entrambi, e un consiglio su una vita più sana e meno stressante viene seguito quando c’è fiducia.
E chi ha male al collo senza essere stressato? Ci sono altre cause. Una è l’articolazione della mandibola, l’ATM, vicino all’orecchio: problemi di masticazione o un dente che tocca prima dell’altro possono sovraccaricare il collo. Un’altra è la vista: un ragazzo che non vede bene e non lo sa può sforzarsi e caricare il collo. Legato ai denti c’è anche il bruxismo, che secondo Filippo può dipendere anche dallo stress, anche se oggi non ci sono evidenze chiare.
Il mal di schiena, con le domande degli ascoltatori
Nella terza puntata Filippo risponde alle domande arrivate dagli ascoltatori, a cominciare dal classico: ho sempre mal di schiena, perché? Quello che di solito si chiama mal di schiena, spiega, è la lombalgia, il dolore nell’ultimo tratto della schiena, che ha legami con l’addome, con le gambe attraverso il bacino e con il resto della colonna. In quel momento, racconta, allo Studio Malama erano in otto professionisti, e in crescita.
Tra le vertebre ci sono i dischi, che fanno da ammortizzatori: Filippo li paragona a un marshmallow un po’ trasparente. Con l’età, il tempo e uno stile di vita sbagliato ammortizzano meno e possono venire dolori. Il primo errore è la vita statica: per prevenire il mal di schiena, dice, il movimento è la medicina migliore che esista, migliore anche del suo intervento. Non serve correre la maratona di New York, basta mezz’ora di camminata al giorno, e l’attività deve piacere, altrimenti non dura.
Ernia e protrusione non sono la stessa cosa. Nell’ernia il disco si rompe e il liquido all’interno esce e comprime la radice di un nervo: la sciatica vera è questa, con il dolore lungo il nervo sciatico. Nella protrusione il disco si deforma senza rompersi. E secondo Filippo la protrusione da sola non è quasi mai la causa del mal di schiena: se si fa una risonanza a 100 persone tra i 25 e i 30 anni, hanno tutte protrusioni, ma 70 non hanno mal di schiena e 30 sì. A fare la differenza sono i muscoli e il carico: chi si allena moltissimo può sovraccaricare il bacino, chi non si muove perde forza e le articolazioni lavorano peggio.
Per capire se c’è un’ernia conta il tipo di dolore, spesso un bruciore o una scossa lungo l’arto, e ci sono test che possono indirizzare; ma l’unica risposta certa è la risonanza magnetica. Un’ernia in fase acuta non è un caso da osteopata: Filippo indirizza verso altri professionisti e consiglia terapie fatte con la guida delle immagini, della TAC o dell’ecografia. Dopo, se resta un po’ di rigidità, può aiutare. Con la protrusione invece può lavorare anche su altre cause, come i visceri, il bacino e l’articolazione tra osso sacro e anca. Le informazioni sono quelle date in trasmissione e non sostituiscono il parere del proprio medico.
Domande e risposte
Che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista?
Secondo Filippo Mangiaracina è l’approccio: il fisioterapista lavora sulla zona del dolore, anche con la riabilitazione; l’osteopata valuta prima se il paziente è di sua competenza e poi cerca la causa del dolore considerando il corpo come un insieme.
Si può portare un neonato dall’osteopata?
Sì: nella puntata Filippo spiega che può avere senso un controllo anche poco dopo la nascita, oltre che per problemi come il reflusso dei primi mesi. Se il problema non è di sua competenza, indirizza dallo specialista.
L’osteopatia aiuta in gravidanza?
Secondo Filippo sì, per dolori muscolari e articolari come il mal di schiena, lavorando soprattutto su bacino e schiena, e anche dopo il parto.
Che differenza c’è tra ernia e protrusione?
Secondo Filippo Mangiaracina nell’ernia il disco tra le vertebre si rompe e il liquido che esce può comprimere un nervo, come nella sciatica; nella protrusione il disco si deforma senza rompersi, e da sola raramente è la causa del mal di schiena.
Il dolore al collo viene sempre dal collo?
No: secondo Filippo può avere cause lontane, come lo stress che arriva al collo attraverso il nervo vago, problemi della mandibola o dei denti, o una vista che costringe a sforzarsi.
Qual è il primo consiglio per prevenire il mal di schiena?
Muoversi: per Filippo il movimento è la medicina migliore, anche solo mezz’ora di camminata al giorno, con un’attività che piaccia.
Dove si trova lo Studio Malama?
A Gattinara, in Viale Roma 15.
Testo scritto dalla redazione IMLAND il 24 ottobre 2026 a partire dalle puntate di Istruzioni per l’uso: le parole tra virgolette sono quelle dette in trasmissione.