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Barberi, la mucca venduta per un tornio: settant’anni di valvole dalla Valsesia

Il nonno torna dalla Svizzera perché non sopporta di stare lontano dalla famiglia, la nonna vende la mucca dell’osteria per comprare un tornio mosso dall’acqua di un ruscello. Settant’anni dopo Barberi ha più di 200 persone. A Stuzzicaziende lo raccontano i cugini Marco e Francesco Barberi.

3 min di lettura Dalla puntata di Stuzzicaziende del 30 settembre 2025

Sito di Barberi
Barberi nella puntata di Stuzzicaziende

Barberi produce valvole e componenti per il riscaldamento e, con un’altra divisione, componenti elettromeccanici per i costruttori di trasformatori elettrici. Ha la sede storica a Valduggia, due stabilimenti a Grignasco e nuovi uffici a Borgosesia. A Stuzzicaziende, con David Deluxe, la raccontano due dei cinque cugini soci, Marco e Francesco Barberi.

La storia comincia durante la guerra, a Rastiglione, frazione di Valduggia. Nel 1944 al nonno nascono due gemelli, ma in casa non c’è niente: per dar loro da mangiare c’è solo lo zucchero. Un giorno, andando a messa, incontra un compaesano che lavora a Ginevra in un’azienda che produce componenti in ottone: se vuole un posto, deve decidere subito. Il nonno parte.

L’idea era restare almeno cinque anni, il tempo per portare in Svizzera tutta la famiglia. La nonna ha già le valigie pronte. Ma dopo quattro anni, tornando a casa una o due volte l’anno e senza veder crescere i figli, il nonno non ce la fa più: vuole restare a Rastiglione, in Valsesia.

Il nostro lavoro secondo me è un lavoro da maratoneta. Un maratoneta che fa una maratona che non finisce mai.

— Barberi, a Stuzzicaziende

La mucca, il tornio e il ruscello

I gemelli, il papà e lo zio di Marco, hanno dieci o undici anni e hanno appena finito le elementari. Il nonno propone loro di continuare a studiare o di cominciare a lavorare insieme a lui: scelgono di lavorare. Ma non ci sono soldi. L’imprenditrice di famiglia è la nonna, che gestisce l’osteria del paese. Il nonno le chiede di vendere la mucca dell’osteria per comprare un tornio, e lei accetta. «Per amore», racconta Marco, «è nata la Barberi».

Era un tornio senza motore: in quelle frazioni si lavorava con la forza dell’acqua dei ruscelli, con le cinghie per fare i filetti. Una fase preindustriale, dicono, che hanno sentito raccontare continuamente dai genitori. L’azienda nasce intorno al 1954.

All’inizio si lavora per conto terzi; poi, crescendo i figli, arrivano i prodotti propri. A Rastiglione, a 700 metri di altitudine, in un paese di un centinaio di abitanti, si arriva a 25-30 dipendenti, con clienti anche dall’estero grazie alle prime fiere in Francia e in Svizzera. Poi il primo stabilimento a Valduggia, più facile da raggiungere per dipendenti, clienti e camion, e da lì investimenti in macchinari, qualità, commerciali per l’estero e nuovi prodotti, all’inizio soprattutto per i produttori di caldaie.

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Dalla Valsesia alla Romania

La zona, ricordano, è uno dei grandi poli mondiali della rubinetteria, anche grazie all’abbondanza d’acqua. Barberi a un certo punto diversifica: rileva una piccola azienda del territorio che faceva componenti per trasformatori elettrici con processi simili ai suoi, e che per coincidenza apparteneva a un altro Barberi.

Nel 1999 la seconda generazione, senza diploma e senza parlare le lingue, compra in Romania una delle più grandi aziende europee di isolatori in ceramica, un loro fornitore privatizzato dopo la caduta di Ceaușescu: un colosso che era arrivato a migliaia di dipendenti. Allora c’erano ancora le dogane e ci volevano due giorni di macchina per arrivarci.

Marco e Francesco sono cresciuti lì dentro: la casa era sopra e l’azienda sotto, giocavano con i pezzi delle valvole e nei momenti di lavoro intenso, dopo cena, tutta la famiglia scendeva ad assemblarle. E dai genitori hanno imparato una cosa: l’azienda non è un giocattolo della famiglia, è una realtà fatta da tante persone, collaboratori, fornitori e clienti, da trattare con rispetto.

Oggi e domani

Oggi Barberi conta un centinaio di persone a Valduggia e altrettante tra l’estero e le altre attività: più di 200 persone di una decina di nazionalità. In dieci anni, raccontano, il gruppo è passato da 13 a 50 milioni di euro di fatturato, un risultato che considerano di squadra. Il mercato chiede sempre più qualità, servizio e personalizzazione, e per questo serve formare e coinvolgere le persone.

Trovarle, ammettono, è difficile anche in un territorio pieno di aziende: oggi un’impresa deve presentarsi al mercato del lavoro come presenta i suoi prodotti. Ai giovani dicono di andare a fare esperienza fuori, all’estero o a Milano, ma di ricordarsi della Valsesia e tornare a portare qui quello che hanno imparato. Le opportunità, assicurano, ci sono.

Domande e risposte

Che cosa produce Barberi?

Valvole e componenti per gli impianti di riscaldamento e, con un’altra divisione, componenti elettromeccanici per i costruttori di trasformatori elettrici.

Quando è nata Barberi?

Intorno al 1954 a Rastiglione, frazione di Valduggia, quando il nonno, tornato dalla Svizzera, comprò un tornio con il ricavato della vendita di una mucca.

Dove si trova Barberi?

La sede storica è a Valduggia, in Via Monte Fenera; ci sono stabilimenti a Grignasco e nuovi uffici a Borgosesia.

Quante persone lavorano in Barberi?

Secondo Marco e Francesco Barberi, più di 200: un centinaio a Valduggia e altrettante tra l’estero e le altre attività.

Testo scritto dalla redazione IMLAND il 24 ottobre 2026 a partire dalla puntata di Stuzzicaziende: le parole tra virgolette sono quelle dette in trasmissione.

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